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Pino Fortunato - Sito Ufficiale

Ossidiana

 

- Il fascino del bianco e nero -

 

Leggi, ma considera la pagina in un continuo allestimento...

 

civetta su tela - in ossidiana -

Certo, ti starai chiedendo:

 

 

Cos'è l'ossidiana?

 

Essa è un minerale nero trasnlucido, vitreo, di natura vulcanica.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera, apprendiamo che:

" All'interno dei vulcani le temperature e le pressioni sono così elevate da fondere i silicati in lava.

La lava, a contatto dell'aria, si raffredda rapidamente non consentendo agli atomi di ordinarsi per formare un cristallo, dando così origine a quella sostanza amorfa, a frattura concoide, che chiamiamo ossidiana.

L'ossidiana è un vetro naturale del tutto simile a quello di produzione umana,

il suo colore tipico è il nero. "

Dipingere con l'ossidiana: il fascino del bianco e nero.

Io utilizzo l'ossidiana in forma granulare per dipingere, o forse, per meglio dire, per disegnare, ma non sono sicuro che la dizione giusta sia la prima... o la seconda, o una terza che le contenga entrambi, e in fondo dare adito a tale disquisizione sarebbe proprio come andare a cercarsi il pelo nell'uovo e non smetterla più.

In effetti, usare l'ossidiana, è un ottimo sistema per schizzare di getto ed è, oltretutto, un metodo interessante ed originale per ottenere delle pregevoli tele dipinte a bianco e nero.

È una sostanza che ho scoperto da quand'ero ancor bambino, ed è un metodo artistico che esperimento con piacere e in maniera professionale da almeno un ventennio.

Un esempio lo si può ricavare dalla civetta posta ad inizio pagina: essa è stata ottenuta appunto utilizzando l'ossidiana granulare. Si possono ottenere dei lavori veramente di pregevole fattura, la civetta è solo un esempio, per altro frettoloso, prodotta velocemente proprio per incominciare ad allestire codesta pagina, non avendo altro a disposizione, al momento.

Spero, comunque, di riuscire a preparare qualcos'altro entro la data di pubblicazione del sito e, daltronde, è mia intenzione provare a produrre un piccolo manuale di tecnica pittorica per meglio esplicitare ed insegnare tale mia scoperta e gli esperimenti condotti fino ad oggi. ( Chi fosse interessato può contattarmi attraverso la mia e-mail: pinofortunato@alice.it )

Qual'è la sua caratterstica principale?

Così come la preparo io, è una sostanza estremamante pulita, che non sporca la tela: durante il lavoro è possibile cancellare gli errori senza lasiare traccia.

Si lavora andando a cercare direttamente le luci della figura da disegnare e, come di incanto, all'improvviso, le ombre prendono corpo quasi per conto loro, posizionandosi in maniera decisa e spontanea:

a volte, quasi non necessitano di ritocchi tanto è preciso il loro delinearsi.

Per codesto motivo, ritengo, dunque, che sia un ottimo metodo per i principianti, che vogliano imparare a disegnare, e soprattutto per chi voglia abituare l'occhio al fenomeno del chiaro-scuro in una maniera più spiccia e sbrigativa, ma sicuramente, e soprattutto, forse, è un ottimo ausilio per la didattica, e per quei maestri di disegno, che amano insegnare, sfruttando ogni eventuale possibilità, al fine di avvicinare all'arte, in maniera semplice ma proficua, quante più persone è possibile, con un metodo, a dir poco, efficace, coinvolgente ed affascinante allo stesso tempo.

Sì, è un metodo che coinvolge gli allievi, perchè si presenta quasi come un gioco, ed il suo fascino consiste proprio in questo, nonché nella versatilità del materiale stesso che rapisce la fantasia di chi l'adopra, spingendo l'operatore ad una continua esperimentazione. In realtà, è proprio ciò che è capitato a me in tutti questi anni:

dalla primissima volta che ho preso contatto con questa sostanza, in realtà, non l'ho più dimenticata, richiamandola in mio aiuto ogni qual volta ne ho sentito l'esigenza, come quando, appunto:

- Tratto dal manoscritto -

"FORESTA BLU"

" Una sera, da un libro di Mitologia greca, appresi del mito di Andromeda.

Durante la lettura, davanti ai miei occhi, già scorrevano vivide le immagini, estremamente stimolanti per la mente di un artista, già vedevo Persèo affannarsi a strappare dal sacco la testa di Medusa, il cui sguardo l'unica arma possibile era, ad annientare la famelica bramosia del mostro.

Uhm, sarebbe bello - pensai - provare a dipingerlo!

Nei giorni a seguire, un bozzetto tirava l'altro.

Se ero soddisfatto della testa della Gorgone, però, tutt'altra emozione coglievo dal portamento di Persèo.

Non mi soddisfaceva per niente!

Lo volevo più vivo, più vero, con una movenza che lasciasse intravedere lo sforzo, e l'angoscia persino, imposta dal terribile momento.

Trascorsi alcuni giorni, vani si mostrarono i miei tentativi.

- È meglio lasciar perdere, pensai, almeno per un po'. - E così feci.

Un giorno, a distanza di tempo, ricevetti la visita di un operatore turistico italo-americano, insieme alla sua compagna. Sembravano interessati al mio lavoro per promuovere dei corsi estivi per turisti americani, giovani studenti che venivano per apprendere la nostra lingua, integrando possibilmente i loro studi, con altre attività che gli concedessero un minimo di distrazione.

Con una piccola cinepresa incominciarono a filmare i miei lavori e le mie dimostrazioni tecniche.

Per stimolare maggiormente il loro interesse, gli proposi una tecnica di disegno del tutto personale, ed estremamente veloce, al fine di creare delle composizioni operate di getto, alla prima, senza troppi ripensamenti.

Colsi il loro entusiasmo con l'elaborazione di una semplice testa equina, quindi, per convincerli che, veramente, quella tecnica si prestava a comporre di tutto, anche costruzioni molto più complesse e difficili da realizzare, gli proposi, di già cominciando a sbozzare la scena, il mito di Andromeda, che pure tanto mi aveva fatto dannare giorni addietro.

In men che non si dica, restai sbalordito io stesso dal risultato che si andava delineando: finalmente, avevo risolto i miei dubbi, era proprio la composizione che cercavo.

Schietta era la linea, audace l'insieme! (Clikka qui per vedere lo schizzo riprodotto a matita)

Salutati gli amici americani, che promisero di tornare, subito presi a copiare su di un foglio la scena neonata.

La premura era tanta, non potevo rimandare, ché la polvere nera di ossidiana, utilizzata per lo schizzo, non essendo fissata al supporto bianco della tela, facilmente poteva spostarsi, e compromettere irreparabilmente il lavoro.

Bastava, infatti, sbattere inavvertitamente sulla tela, per distruggere il tutto.

Oh, quale soddisfazione! – pensai -

Avevo sbalordito quegli unici avventori, ed insieme ero riuscito a risolvere il mio problema compositivo.

Che fortuna sfacciata!

Beh, meno male, sembra che la Dea bendata, ogni tanto, si trovi a passare anche da queste parti!

Speriamo che lo faccia più spesso, e con risultati un tantino più apprezzabili, visto la carestia che si dimena.

Oh, il mio quadro incominciò a delinearsi nell'arco di una settimana, data la difficoltà di reperire in zona una tavola ottimale, prepararla con l'imprimitura necessaria, e costruirmi un cavalletto di legno, capace di reggerne il peso. Decisi di inscrivere la scena in un cerchio, ché mi sembrava la cosa migliore.

Certo, non sono mai del tutto soddisfatto delle mie cose, ma il dipinto procede bene, anche se a rilento, dovendo purtroppo fare i conti col pane quotidiano. "

( Clikka qui per vedere il quadro purtroppo ancora incompiuto.)

Sfortunatamente lo schizzo ad ossidiana è andato perduto, non essendo nato con l'intenzione di conservarlo ma soltanto come bozzetto di studio e, non di meno, fu realizzato su di una tela alquanto sporca, che uso in laboratorio da tempo immemore, e sempre e solo, a scopo dimostrativo o per qualche prova, appunto. All'epoca non avevo ancora la fotocamera digitale per una fotografia da conservare nel mio archivio personale. Schedario che è, per altro, solo di recentissima costruzione, potendo sfruttare soltanto oggi, come ho già detto, l'enorme ausilio ricevuto dalla tecnologia moderna con le attuali immagini in digitale, facilmente eseguibili e catalogabili di persona, finalmente, attraverso, ormai, un comunissimo CDrom o una pendrive per la conservazione dati.

Se solo penso a tutti quei lavori di cui non ho più nemmeno il benché minimo ricordo, considero le nuove generazioni con una fortuna davvero sfacciata: almeno esse non perderanno traccia alcuna di tutti gli esperimenti prodotti in tanti anni di appassionante ed ineffabile impegno.

" L'Arte è un mondo di inesauribile fascino, un pozzo senza fine da cui attingere sempre nuove scoperte: ogni artista che si rispetti conduce innanzi le sue personali esperienze, e immancabilmente giunge ad intravvedere nuovi orizzonti e a perseguirli; sentieri forse già segnati da qualcun altro prima, e chissà in quale altro sperduto posto del mondo, ma sempre e comunque tracciati dal medesimo entusiasmo, la stessa passione che ti divora ed esalta, allo stesso tempo, dal momento in cui hai incominciato a fantasticare e a muovere i primi passi con un lapis in mano, credendo di poterti inventare di tutto, persino di poterti creare un mondo migliore, sicuramente più bello ed umano, partendo dal nulla."

Pino Fortunato

 

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