Pino Fortunato - Sito Ufficiale
Ceramica
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Bucchero etrusco: "Fauno Greco" |
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Piatto attico a figure nere: "l'etera" |
Scultura in bucchero etrusco argentato: "Apollo e Dafne" |
"Teschio" in ceramica attica bianca |
Trofeo "Eleiadi 2007" ( bucchero etrusco argentato ) |
“L'Artista-artigiano: un eroe dei nostri Tempi” LA CERAMICA GRECA ED ETRUSCA
“…da essa emana un sapore che sa di genuino”
Quando si parla di un'opera d'arte si considera innanzitutto la sua unicità, il pregio tecnico, la sua bellezza: qualità importanti per un estimatore ma ci siamo mai chiesti cosa comporta, per un artista, soddisfare a pieno tali requisiti ? Tempo, tanto tempo, tanta pazienza, un alto tasso di capacità e conoscenze tecniche e una fervida immaginazione, espressione anche questa, sicuramente, di una valida base culturale, laddove la curiosità, la voglia di conoscere sono i presupposti fondamentali.
“ Librar io posso mio discernimento in fantastiche visioni e modellar le stesse , io peregrino artista, in terra e acqua, con foco che m' ausilia: gli istessi elementi che con l'aria a me, homo, concedono la Vita.” G.Fortunato
La filosofia di queste parole? Lo stretto legame tra Uomo e Natura, un rapporto talmente simbiotico da esprimere un rispetto ossequioso dell' uno nei confronti dell'altra, unica fonte di conoscenza (Foco), a sua disposizione, da cui attingere e a cui proporsi con rispetto assoluto. Oggi la ceramica è considerata un' Arte ancor meno che secondaria: certo la decadenza culturale dell'artigiano, portato oggi a soddisfare innanzitutto la necessità di guadagno, che lo spinge ad emulare più la figura dell'industriale che non quella dell' artista, ha prodotto grossi danni.
Ecco, invece, che cos'era l'artigiano Greco, e quello Etrusco: sicuramente un artista, che soddisfaceva a pieno col suo prodotto quel concetto d' opera d'arte prima enunciato. Basta visitare uno dei nostri musei archeologici, laddove i vasi greci ed etruschi danno mostra di sé , per rendersi conto di quali capolavori d' inestimabile valore abbia espresso un' arte che ancora oggi non ha rivali nel campo delle attività ceramiche. Perché? Da essi emana un sapore che sa di genuino: c'è l'uomo con la sua intelligenza, la sua manualità, pronto a sfruttare nel migliore dei modi, senza artificio alcuno, quei pochi elementi, in apparenza poveri, che la Natura gli concede. Ogni artigiano era autosufficiente, capace di condurre da solo i propri esperimenti, perché sapeva di avere tutto a portata di mano, bastava guardarsi attorno e saper scegliere; egli, di certo, non aveva bisogno dell'industria o del chimico per la preparazione delle sue materie prime. Ci si era accorti che il tono di rosso della terracotta variava in intensità a seconda dell' argilla utilizzata e, in alcune condizioni particolari, addirittura si anneriva. Lo stesso nero mutava nei toni e in alcuni casi risultava di una bellezza davvero unica, sicuramente stimolante per chi avesse il gusto della pittura. L'artigiano del passato, sicuramente, ignorava anche i più elementari concetti di chimica ma la sperimentazione pratica, prodotta con paziente lavoro e probabilmente tanto amore, lo resero sapiente nelle scelte, nella purificazione ed utilizzo delle argille migliori, nella fabbricazione di fornaci altamente specialistiche, nella conduzione del fuoco,…..presupposto essenziale quest'ultimo, per una riuscita ottimale delle tinte, che si contrastavano dal rosato al rosso corallino, dal grigio al nero e al bianco. A questo punto sarebbe spontaneo chiedersi: perché, oggi, non si usano più queste tecniche? Le risposte sarebbero molte ma, poi, non è proprio del tutto vero che siano andate completamente in disuso, anche se ci sono molte imitazioni, in giro, che nulla hanno a che vedere con le vere, genuine tecniche antiche. Spesso si tratta di riproduzioni fasulle nella tecnica e brutte nel risultato, prodotte per soddisfare quei mercatini del souvenir che affollano le piazze delle nostre città archeologiche. Qual'è il modo per capire e riconoscere l'autenticità di questo prodotto artigianale? Sicuramente la bellezza artistica, che dà da subito la sensazione di un sapore d'altri tempi, e poi il costo, certamente elevato rispetto a quello di un normale oggetto ceramico. Perché? La tecnica antica è estremamente laboriosa, cominciando dalla ricerca delle argille sul territorio (argille che non si trovano in commercio); la loro scelta in base ad una pignola sperimentazione; la purificazione delle stesse attraverso una metodica naturale che sfrutta l'utilizzo della cenere di legna e, fin qui, si tratta soltanto della preparazione delle materie prime atte ad iniziare il lavoro, poi vien fuori la creatività dell' artista: l'ideazione della forma vasculare e della sua figurazione, il tutto preparato con assoluta meticolosità e gusto compositivo. Si giunge a questo punto alla pittura, data manualmente a pennello, che richiede tanta maestria e tanta, tanta pazienza dovendo procedere con la stesura dell'argilla, diluita sotto forma di colore, sovrapponendo la stessa dalle tre, alle quattro, alle cinque volte (quando basta) sulla stessa figura, non ottenendo altrimenti alcunché, data la trasparenza di strati troppo sottili. Si pensi che decorare un vaso a figure rosse o nere, di grandezza media, implica all'artista almeno una decina di giorni di lavoro, data la difficoltà di esecuzione tecnica, nonché l'originalità e l'unicità della figurazione. Finita la decorazione si passa alla cottura in forno. L'artigiano deve controllare personalmente le varie fasi della cottura: è un impegno costante che dura dalle otto alle dodici ore; un buon prodotto è sempre espressione di una sapiente conduzione del fuoco e, ciononostante, non sempre si ottengono i risultati sperati. Ecco! …… Tutto quanto detto spiega il perché non si usino più tanto queste tecniche e siano oggetto del lavoro peculiare di veramente pochi eletti, che sposano al lavoro artigianale la cultura e la bravura dell'artista e dello sperimentatore, legate, per altro, a qualche forma di pazzia congenita, non essendo granchè remunerativo questo lavoro al giorno d'oggi. Perché? E' difficile dirlo. Forse per l'economia sempre più povera dei nostri centri urbani? Forse per la decadenza culturale della nostra società incapace di apprezzare la genuinità delle cose che la circondano? Certo, la stessa parola Arte sta perdendo sempre più di significato, si mira ad omologare tutto e tutti: basta a chiunque, per esempio, imbrattare a casaccio quattro colori su una tela, pagarsi una esposizione ed autoproclamarsi artista per essere considerato tale, e senza difficoltà, per altro; o a qualcun altro partecipare ad un corso di tre o quattro lezioni di decorazione ceramica e altrettante di manipolazione delle argille, ricevere il meritato attestato di partecipazione per sentirsi un valido ceramista e proporsi a sua volta all'insegnamento didattico della suddetta disciplina, addirittura nelle scuole dell'obbligo, il più delle volte complice la colpevole accondiscendenza dei consigli d'istituto. Quanta confusione! Un artista che oggi svolge con lealtà e bravura il suo lavoro di laboratorio, credo di non esagerare se dico che è “ un eroe dei nostri giorni ” poiché, oltre a misurasi con la difficoltà del proprio lavoro, deve mettere in gioco la sua dignità di uomo dovendo combattere contro la cultura di una società ormai abituata a comprare dalle bancarelle, dal supermercato, dalla televisione, bombardata quotidianamente da subdoli messaggi commerciali, la cui unica fede è il guadagno legato al pressappochismo, a scapito, sicuramente, della genuinità e della qualità del prodotto. Una volta si diceva, e non a torto, che “l'Arte è l'espressione della civiltà di un popolo”, ma, se questo è vero, sei davvero caduto così in basso, o uomo del mio tempo?
Fortunato Giuseppe
Cos'è la ceramica attica?, ... e il bucchero etrusco?
Ieri, 12 giugno 2007, qualcuno ha aperto il mio sito cercando una risposta a: che cos'è il bucchero etrusco? Darò una risposta molto veloce, per mancanza di tempo, sperando comunque di essere esaustivo o almeno di soddisfare in parte, almeno per il momento, la curiosità dell'anonimo sconosciuto. Vediamo un po', da dove posso incominciare?, .... uhm, ecco: hai presente la terracotta rossa? Bene, il bucchero etrusco è una terracotta nera. A romperla, la terracotta rossa è completamente dello stesso colore, in tutto lo spessore; lo stesso dicasi per il bucchero, che si presenta ai nostri occhi completamente nero, anche dopo rottura, sia in superfice che in tutto il resto dello spessore. Se terracotta è l'una e terracotta è l'altra, qual'è la differenza, allora? Se la cottura avviene in presenza di ossigeno, il ferro molecolare, che si trova naturalmente nelle argille, si trasforma, durante la cottura del manufatto ceramico, in ossido ferrico (rosso), conferendo al prodotto, appunto, quel suo colorito caratteristico e quindi l'appellativo di terracotta rossa; al contrario, se la cottura avviene in un ambiente privo di ossigeno, ciò che risulterà come prodotto finale sarà il bucchero (nero), in quanto, quel ferro molecolare, di cui prima abbiamo accennato, si sarà trasformato in ossido ferroso, che in natura si presenta proprio di colore nero, conferendo alla terracotta una "calda" e bellissima tinta color antracite. Fe2O3 ( ossido ferrico - rosso) L'ntensità del colore rosso sarà direttamente proporzionale alla quantità di ferro presente nell'impasto, fino a raggiungere quel bel rosso corallino che caratterizza la così detta "terra sigillata" dei latini, altrimenti detta " ceramica aretina". FeO (ossido ferroso - nero) C'è da dire, per altro, che chi lavora il bucchero va alla ricerca di argille molto particolari, ottimali per questo tipo di ceramica; argille che raramente si trovano in commercio con quelle caratteristiche pregevoli che la Natura stessa, già di per sé, conferisce all'impasto. Sono argille ricche in ferro, che, scelte e scavate direttamente dallo stesso artigiano che le adoprerà, subiscono, prima della lavorazione, una attenta diluizione e depurazione, al fine di ottenere un impasto davvero fine e qualitativamente ottimale per il lavoro che si vorrà fare: una scultura, per esempio, che sarà soggetta, durante l'essiccazione, ad un ritiro più pericoloso, richiederà un impasto più ricco in silice, cosa invece non richiesta per la lavorazione di un vaso, che si avvàrrà di tutta la bellezza qualitativa di un impasto notevolmente puro. Per il momento mi fermo qui, data la vastità dell'argomento, se poi qualcuno vorrà spiegazioni più specifiche non dovrà fare nient'altro che scrivere al mio indirizzo email:
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