Pino Fortunato - Sito Ufficiale

Pittura

BENVENUTI         NELLA        GALLERIA        " PITTURA "

 

INCOMPIUTO:

 

STUDIO PER COPERTINA LIBRO: Ciro il grande

 

Totò in Shakespeare: acrilico - propietà A. D'angiolillo (Mi).

 

INCOMPIUTO:

INCOMPIUTO:

 

LA TECNICA CHE PREDILIGO:  IL MIO MODO DI FAR PITTURA  

" I MIEI ESPERIMENTI "

Fin da bambino, da quando avevo all'incirca dieci o undici anni, ho sempre inseguito il sogno, e mi inventavo di tutto per riuscirci, di ottenere, con la pittura, i colori dorati e sfumati di Leonardo o, meglio, quello che a me sembrava tale. Una volta, per esempio: mi trovavo in campagna con i miei genitori quando... mi capitò, per caso, di calpestare un fungo rinsecchito: peto di lupo lo chiamavano i contadini da queste parti, forse per il suo caratteristico "puff", quando veniva pestato, o la colorata, polverosa nuvola marrone che emetteva all'improvviso, imbrattando le braghe del povero malcapitato. Sì, in fondo, il suo colore, in qualche maniera, faceva ironicamente pensare alla tinta degli escrementi, una specie di cacao in polvere, in verità. Bene, l'effetto finale fu che, per ripulirmi dalla odiosa polverina, con le mani, mi imbrattai ulteriormente e, allorquando cercai di ripulirmele con l'acqua, meraviglia delle meraviglie, la cute mi si tinse di giallo, ma di un giallo dorato e trasparente, di una piacevolezza tale che mi lascio pieno di stupore. Inutile dire che il mio primo pensiero mosse verso gli effetti coloristici di Leonardo, verso quella sua tintura di aloe che così tanto enfatizzava i suoi verdi più ricercati: avevo finalmente trovato la mia versione italiana di quell'essenza indiana oramai non più rintracciabile sul mercato?, chissà!, ma mi piaceva pensarlo, ed ho perso giorni e giorni a migliorarne l'utilizzo, ma sempre con scarsi risultati, dato l'opacizzarsi di quel bellissimo giallo trasparente, quando si asciugava. Neanche con l'olio i risultati sembravano migliorare alla fine, ma a tutt'oggi, a distanza di tanti anni, non ho ancora scritto la parola fine su codesto argomento.

Ho comprato e studiato tanti libri per impadronirmi delle tecniche migliori, ma pur sempre ho lasciato libero sfogo alle mie intuizioni, osservando ogni cosa con umiltà ma anche con estrema caparbietà, deciso a raggiungere lo scopo, e capendo, per altro, che non esiste maestro migliore di chi sa usare i propri occhi per scrutare ed indagare le bellezze del creato, così come esse, dolci, si concedono, e con indicibile concupiscenza irretiscono i nostri sensi meravigliati.

Lo studio dei migliori maestri, la continua sperimentazione personale ed una spiccata capacità di osservazione credo siano i migliori requisiti per costruire un bravo artista, se poi si incontrano anche le persone giuste, lungo il faticoso ma impagabile percorso che conduce all'Arte, allora il gioco è fatto.

Forse è per me scontato dire che i miei esperimenti hanno sempre spinto al raggiungimento del meglio, ai colori complementari di Andrea del Sarto e alle sue velature, allo sfumato e alla pulizia dei colori di Leonardo, ai chiaroscuri esageratamente realistici del caravaggio, alle contorsioni improbabili delle figure in movimento di Michelangelo Buonarroti, alla forza coloristica del Veronese e a quella del Tiziano, all'enfatizzazione delle figure del Tiepolo e di Sandro Botticelli, alla poesia delle figure di Raffaello Sanzio, ai delicati e trasparenti affreschi del Sodoma.

 

 

la velatura

Cos'è una velatura, in pittura?

 

Immaginiamo di avere tra le mani uno di quegli involucri trasparenti, colorati, che avvolgono le caramelle dei bambini; stiracchiandola tra le dita, posizioniamo quella cartina tra il nostro occhio e la composizione artistica precedentemente approntata, là, sul nostro tavolino per le nature morte: ecco, abbiamo di fronte una velatura, abbiamo appena costruito quel che si definisce una "velatura ottica".

A ben guardare, qual'é la differenza?

Il rapporto tra le luci e le ombre è rimasto inalterato, ma quello che riscontriamo di diverso è che l'intera composizione si è vestita di un nuovo colore trasparente, che tutto avvolge, mutando le tinte ma non il resto.

Nel dipingere una tela, la velatura non necessariamente deve rivestire l'intera composizione, ma anche puo'solo una parte di essa, o un singolo oggetto, come meglio aggrada l'artista, all'occorrenza.

Quando si parla di velatura pittorica, ovviamente, non ci si riferisce ad un solo colore trasparente, sovrapposto al sottostante, ma sicuramente ad un insieme di tinte più o meno trasparenti, che ci permetteranno di raggiungere un risultato coloristico altrimenti impossibile.

A cosa serve una velatura?

A dare brillantezza e trasparenza, e certamente permetterà di ottenere colori insoliti e di una bellezza senza pari, impossibili da trovare, prontamente utilizzabili, su tavolozze pre-combinate.

Nella realtà, un oggetto verde, ad esempio, non apparirà mai ai nostri occhi con un colore tanto ben definito da poterlo dipingere con il solo verde marcio, o il verde oliva, o il verde foresta o quant'altro, ancora.

Un oggetto reale apparirà ai nostri occhi come il prodotto di un'insieme di colori e riflessi e trasparenze, insieme, che per convenzione definiremmo, per esempio, verde marcio, ma solo perché è il colore a cui di più si avvicina, a cui più somiglia, per convenzione, ma non perché è l'unica tinta con cui potremmo colorarlo: ecco che le velature sono forse l'unico ausilio che il pittore ha veramente a disposizione per potere meglio imitare il vero.

Il mito di Andromeda, in testa a codesta pagina, sia pure ancora un incompiuto, è proprio un esempio dell'utilizo dei colori dati a velatura.

Si tratta di colori su base acrilica. ( L'aggettivo acrilico si riferisce ad un collante sintetico, così come di sintesi è il vinile, utilizzato per i colori e le colle viniliche.) Sostanzialmente si tratta di colori all'acqua: tempera acrilica, tempera vinilica, così come la tempera all'uovo, là dove il rosso d'uovo funge da base collante.

Il colore trasparente lo si ottiene allungando la madre tinta con una certa quantità di acqua distillata, nella proporzione di 1/2 (o di 1 a 3), una parte di colore per due di acqua, previa aggiunta di alcune gocce di ammoniaca, onde evitare il moltiplicarsi di eventuali batteri, contenuti nell'acqua, che potrebbero irrimediabilmente comprometere la purezza del prodotto finale.

Si rimesta il tutto in maniera omogenea e si lascia depositare, aspettando, a distanza di qualche giorno, che l'acqua di superfice si schiarisca, dandoci la velatura per decantazione: è un po' come si fa col vino, si decanta in un altro recipiente il liquido trasparente, separandolo dalla feccia, che si sarà depositata, perché più pesante, sul fondo del boccaccio utilizzato (possibilmente in vetro).

Se il liquido trasparente, colorato, dovesse sembrare troppo acquoso al tatto, poco consistente, si potrà aggiungere qualche goccia di ammoniaca in più, senza esagerare.

Per ulteriori informazioni o curiosità in merito, fate pure riferimento alla mia e-mail:

pinofortunato@alice.it