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Poesia

- La parola che si fa colore -

Poesia? La parola che riempie di colori lo scenario a un cieco.

 

de " LA FANTASIA "

Poesia?, la musica delle parole.

O ingiuriosa Notte,

che a me già ti predisponi,

in dolce lusinghiero inganno,

dimmi:

da qual senno attingi?,

ché possa anch'io servirmi,

per claudicante mio inceder mattutino,

acciocché non solo

fugace morte io apprezzi, il sonno,

ma bensì:

che di Sole luce raccoglier io possa,

e, di riflesso,

rai mandare

a tristi, … soli, … sconsolati,

alienati affanni!

 

 

 

 

"Poeta del mio tempo"

 

 

Come, ignaro, invisibil rete coglie il pesce,

‘sì comoda favella imbriglia mente tua, o poeta!

Ché pigra assai appare tua ricerca

in fra i lumi di magica Eloquenza,

la qual di foco intrise le gesta… dell' innamorato che calcò la Scena,

e non solo:

ché di sgherri, prepotenti e truci, lor malgrado,

esaltò il lignaggio!

Dell'idioma l'uomo si serve,

ad imbastir suo viver   quotidiano,

ma dall'ordinario rifugge l'Arte,

che imperitura s'erge in fra i mortali,

a disegnar con grazia suo passaggio,

acciocché l'imberbe occhio sognator illumini d'incanto,

e non solo: …

che ridèsti al Sogno…l'incupito sguardo dell' odierno andante!

Di parola colta, e colorata,

buon uso fa il poeta,

che bisogno sente di sfumare laddove aggrada,

e di tingere con tinte fosche, all'occorrenza.

Non fa mostra che d'umile sorriso,

di chi sa di non sapere, …

ma pure osserva, e ascolta, e cerca di capire,

ché esito miglior sortisce, al fine,

scrutar l'altrui….senza pregiudizio alcuno:

il paesaggista

pone i suoi color su tela a modellar Natura…

qual essa con maestria geniale si concede all'occhio,

che, da par suo, però, indaga minuzioso,

a coglier segreti i frutti di bellezza,

perché l'Essenza in superficie,

se non per nulla, … poco appare!

Ed è pur vero ch'io, poeta maledetto,

d'eloquenza dolce e raffinata

provo a servir mia penna,

acciocché volar possa ella,

e melodiosi versi cantare!

 

 

 

de " Il sociale ambiguo "

 

E pur l'insonnia stride,

d'affannosi aneliti al riposo serpeggia,

in fra le notti bianche.

S'appesantisce l'occhio,

ma non basta,

ché inutil appar suo officio:

troppi s'accalcano i pensieri,

e d'ansia nutrono la mente!

L'arte in me scorre vitale,

ma qual profitto a te, mia prole,

se par maledizione e non virtute

l'opra mia inascoltata.

Effetto alcuno sortisce al fine:

rozzo è l'umano viver, non coglie!

Fuor dal sociale ambiguo

pongo mio costume,

e come pesce fuor d'acqua, stentando,

in espedienti ripiego,

surrogati all'ideal tragitto.

È nell'idillio la forza dell'artista,

e lui tradir non pote essenza tale:

indugia nell'indagare

ciò che Natura, dolce, concede all'occhio,

e non solo,

ché di passione, e d'amorosi intenti, intride

l'intero suo vagare,

in fra i misteri della Vita,

fede porgendo all'intelletto

e a' suoi perché.

Da spiritual virtude coglie i colori,

e genuino li trasforma

in gergo universale:

qual torto dunque?

Eppure, societade spazio alcuno cede,

e, in egoistico dileggio,

schiaccia e avanza,

ignara di cotanto effetto?!

Progenie infausta,

proselite idolatra,

d'insani ardori fai nutrimento:

qual futuro appagherà tuo sforzo?

Qual traccia poni a posteri dunque,

se sol vacuo denar disponi  

qual unica semenza?

 

 

Poesie tratte dalla raccolta dello stesso autore: "Alienati affanni "

- Bibliografia: altre opere in cantiere -