Pino Fortunato - Sito Ufficiale
Poesia
O ingiuriosa Notte, che a me già ti predisponi, in dolce lusinghiero inganno, dimmi: da qual senno attingi?, ché possa anch'io servirmi, per claudicante mio inceder mattutino, acciocché non solo fugace morte io apprezzi, il sonno, ma bensì: che di Sole luce raccoglier io possa, e, di riflesso, rai mandare a tristi, … soli, … sconsolati, alienati affanni!
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"Poeta del mio tempo"
Come, ignaro, invisibil rete coglie il pesce, ‘sì comoda favella imbriglia mente tua, o poeta! Ché pigra assai appare tua ricerca in fra i lumi di magica Eloquenza, la qual di foco intrise le gesta… dell' innamorato che calcò la Scena, e non solo: ché di sgherri, prepotenti e truci, lor malgrado, esaltò il lignaggio! Dell'idioma l'uomo si serve, ad imbastir suo viver quotidiano, ma dall'ordinario rifugge l'Arte, che imperitura s'erge in fra i mortali, a disegnar con grazia suo passaggio, acciocché l'imberbe occhio sognator illumini d'incanto, e non solo: … che ridèsti al Sogno…l'incupito sguardo dell' odierno andante! Di parola colta, e colorata, buon uso fa il poeta, che bisogno sente di sfumare laddove aggrada, e di tingere con tinte fosche, all'occorrenza. Non fa mostra che d'umile sorriso, di chi sa di non sapere, … ma pure osserva, e ascolta, e cerca di capire, ché esito miglior sortisce, al fine, scrutar l'altrui….senza pregiudizio alcuno: il paesaggista pone i suoi color su tela a modellar Natura… qual essa con maestria geniale si concede all'occhio, che, da par suo, però, indaga minuzioso, a coglier segreti i frutti di bellezza, perché l'Essenza in superficie, se non per nulla, … poco appare! Ed è pur vero ch'io, poeta maledetto, d'eloquenza dolce e raffinata provo a servir mia penna, acciocché volar possa ella, e melodiosi versi cantare!
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E pur l'insonnia stride, d'affannosi aneliti al riposo serpeggia, in fra le notti bianche. S'appesantisce l'occhio, ma non basta, ché inutil appar suo officio: troppi s'accalcano i pensieri, e d'ansia nutrono la mente! L'arte in me scorre vitale, ma qual profitto a te, mia prole, se par maledizione e non virtute l'opra mia inascoltata. Effetto alcuno sortisce al fine: rozzo è l'umano viver, non coglie! Fuor dal sociale ambiguo pongo mio costume, e come pesce fuor d'acqua, stentando, in espedienti ripiego, surrogati all'ideal tragitto. È nell'idillio la forza dell'artista, e lui tradir non pote essenza tale: indugia nell'indagare ciò che Natura, dolce, concede all'occhio, e non solo, ché di passione, e d'amorosi intenti, intride l'intero suo vagare, in fra i misteri della Vita, fede porgendo all'intelletto e a' suoi perché. Da spiritual virtude coglie i colori, e genuino li trasforma in gergo universale: qual torto dunque? Eppure, societade spazio alcuno cede, e, in egoistico dileggio, schiaccia e avanza, ignara di cotanto effetto?! Progenie infausta, proselite idolatra, d'insani ardori fai nutrimento: qual futuro appagherà tuo sforzo? Qual traccia poni a posteri dunque, se sol vacuo denar disponi qual unica semenza?
Poesie tratte dalla raccolta dello stesso autore: "Alienati affanni " - Bibliografia: altre opere in cantiere -
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